soluzioniesc.it Rss http://www.soluzioniesc.it/ Il nostro obiettivo è crescere insieme, per raggiungere gli obiettivi che il Terzo settore ha individuato it-it Fri, 21 Jun 2019 10:51:54 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 info@soluzioniesc.it (ESC Economic Social Consulting) info@soluzioniesc.it (Tiziana Tomei) Mediacontent http://www.soluzioniesc.it/vida/foto/logo.png soluzioniesc.it Rss http://www.soluzioniesc.it/ Aperitivo di networking per festeggiare l’arrivo dell’estate in partnership con Siro Consulting srl http://www.soluzioniesc.it/post/485/1/aperitivo-di-networking-per-festeggiare-l-arrivo-dell-estate-in-partnership-con-siro-consulting-srl http://www.soluzioniesc.it/post/485/1/aperitivo-di-networking-per-festeggiare-l-arrivo-dell-estate-in-partnership-con-siro-consulting-srl]]> Un evento aziendale diverso, un modo per incontrare clienti ed amici.

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Fri, 21 Jun 2019 10:51:54 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/485/1/aperitivo-di-networking-per-festeggiare-l-arrivo-dell-estate-in-partnership-con-siro-consulting-srl
"Zero Molestie sul lavoro" Il progetto del Gruppo Terziario Donna di Confcommercio Roma http://www.soluzioniesc.it/post/484/1/zero-molestie-sul-lavoro-il-progetto-del-gruppo-terziario-donna-di-confcommercio-roma http://www.soluzioniesc.it/post/484/1/zero-molestie-sul-lavoro-il-progetto-del-gruppo-terziario-donna-di-confcommercio-roma]]> E’ partito il progetto “Zero molestie sul lavoro”, progetto sviluppato dal Gruppo Terziario Donna Confcommercio Roma con un team di lavoro dedicato e finanziato dalla Camera di Commercio di Roma, che ha l’obiettivo di identificare un percorso di buone pratiche e comportamenti virtuosi da adottare in azienda per prevenire le molestie nei luoghi di lavoro.

Il Progetto consentirà alle imprese di prendere parte ad un percorso interattivo per l’individuazione e la costruzione di buone pratiche per prevenire molestie di qualsiasi tipo e per promuovere il benessere all’interno dell’organizzazione.

Le imprese che porteranno a termine le attività previste dal progetto – autovalutazione dell’impresa, formazione e informazione, individuazione buone pratiche aziendali –  riceveranno il bollino “Zero Molestie”, validato da Uniter (ente di Certificazione indipendente accreditato) e saranno promosse nel modo più ampio da Confcommercio Roma.

Possono partecipare tutte le aziende di Roma iscritte presso la  Camera di Commercio di Roma.

Per ulteriori informazioni clicca qui

 

 
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Mon, 11 Mar 2019 15:25:06 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/484/1/zero-molestie-sul-lavoro-il-progetto-del-gruppo-terziario-donna-di-confcommercio-roma
1^ EXPO DEI CONSUMATORI http://www.soluzioniesc.it/post/483/1/1-expo-dei-consumatori- http://www.soluzioniesc.it/post/483/1/1-expo-dei-consumatori-]]> Expo Consumatori 4.0 la prima esposizione italiana dedicata ai consumatori, alle sfide e alle opportunità che li riguardano, in un mondo in rapidissima evoluzione.

L’esposizione, promossa e organizzata da Assoutenti e Rete Consumatori Italia proporrà convegni, dibattiti e approfondimenti, ma anche momenti di spettacolo, e di gioco per i più piccoli, con l’obiettivo di offrire spunti di riflessione per i cittadini consumatori e utenti.

Riflessione e anche “liberazione”. Perché solo cittadini liberi dalle negatività del mercato (ad esempio monopoli, sprechi, frodi, contraffazioni...) e dello stato (pensiamo a tassazione eccessiva, inefficienza burocratica, ingiustizia sociale...) possono operare scelte consapevoli e critiche e mantenere lo sguardo proteso al futuro.

Expo consumatori 4.0 sarà l'occasione di confrontarsi con le eccellenze che hanno a cuore sostenibilità consumeristica, prosumer, sviluppo sostenibile, economia condivisa.

Abbiamo l'ambizione di aiutare concretamente consumatori e utenti a cogliere la sfida di una nuova visione del mondo, in cui i cittadini possano contribuire attivamente e consapevolmente a una crescita felice.

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Tue, 8 May 2018 19:34:31 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/483/1/1-expo-dei-consumatori-
Nuovi adempimenti per Associazioni, onlus e Fondazioni che ricevono fondi pubblici http://www.soluzioniesc.it/post/482/1/nuovi-adempimenti-per-associazioni-onlus-e-fondazioni-che-ricevono-fondi-pubblici http://www.soluzioniesc.it/post/482/1/nuovi-adempimenti-per-associazioni-onlus-e-fondazioni-che-ricevono-fondi-pubblici]]> La Legge 4 agosto 2017, n.124 entrata in vigore dal 1° gennaio 2018 riguardanti le società del Terzo Settore, afferma che a partire dal 2018, per tutte le organizzazioni non profit che, nel corso del 2017, hanno ricevuto un supporto economico da soggetti pubblici pari o superiore a 10.000 euro devono, pena restituzione delle somme, pubblicare sul proprio sito le informazioni relative al sostegno ottenuto.

Di seguito sono riportati gli enti non profit interessati dalla norma:

  1. le associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale, ovvero quelle presenti in almeno cinque regioni, individuate con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ai sensi dell’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n.349*;
  2. le associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale, di cui all’articolo 137 del Codice del consumo (D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206*);
  3. le associazioni, le Onlus e le fondazioni che intrattengono rapporti economici con:
  • le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui al citato articolo 2-bis del D. Lgs. n. 33 del 2013*;
  • società controllate di diritto o di fatto direttamente o indirettamente da pubbliche amministrazioni e società in partecipazione pubblica, ivi comprese quelle che emettono azioni quotate in mercati regolamentati e le società da loro partecipate.

Nel testo del decreto però, sono indicate poche linee guida tra l’altro non molto chiare, che possono facilmente indurre confusione, e pertanto non esiste un modo prestabilito su come si deve procedere, diciamo che la procedura di pubblicazione è libera.

Tuttavia l’adempimento ha scadenza 28 febbraio, anche se non è chiaro l’anno di decorrenza dell’obbligo, se già dal 2018 per i contributi relativi al 2017 o dal 2019 per i contributi dell’anno corrente, più realisticamente la seconda.

Per le cooperative sociali invece, la procedura è diversa, loro hanno l’obbligo di inserire tali informazioni in nota integrativa, di accompagno al bilancio di esercizio.

 
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Fri, 23 Feb 2018 15:15:04 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/482/1/nuovi-adempimenti-per-associazioni-onlus-e-fondazioni-che-ricevono-fondi-pubblici
Tifosy: il crowdfunding per il calcio http://www.soluzioniesc.it/post/481/1/tifosy-il-crowdfunding-per-il-calcio http://www.soluzioniesc.it/post/481/1/tifosy-il-crowdfunding-per-il-calcio]]> Thu, 12 Oct 2017 10:59:44 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/481/1/tifosy-il-crowdfunding-per-il-calcio Disciplina del 5 per mille http://www.soluzioniesc.it/post/480/1/disciplina-del-5-per-mille http://www.soluzioniesc.it/post/480/1/disciplina-del-5-per-mille]]> fL’istituto del 5 per mille è stato introdotto in via sperimentale con la legge 23/12/2005 n. 266 (legge finanziaria 2006), ma nel corso degli anni è stato oggetto di interventi normativi per la sua riconferma annuale. Lo scorso anno, con DPCM del 7/7/2016, pubblicato in sulla Gazzetta Ufficiale n. 185 del 9/8/2016, sono state apportate delle modifiche all’Istituto per rendere più semplici le procedure di accesso al beneficio e contemporaneamente garantire trasparenza sull’utilizzo delle risorse da parte degli enti beneficiari.

Esattamente un anno dopo il 19 luglio 2017 è entrato in vigore il D.lgs. 111/2017, che, collegato alla riforma del Terzo Settore, completa il percorso iniziato 10 anni prima.

Con il decreto in questione sono state fissate le regole ma per la concreta attuazione, l’art. 4, prevede la necessità di un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanare entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore (novembre 2017).

Le novità introdotte con tale decreto sono diverse:

  • la prima riguarda la previsione di un importo minimo erogabile (art. 5, comma 1,) a ciascun ente. In questo modo dovrebbero sparire pagamenti irrisori da parte della pubblica amministrazione, somma che per l’ente beneficiario risulterebbe troppo costosa da ricevere per gli adempimenti burocratici da porre in essere;
  • la seconda riguarda la previsione di precise modalità di distribuzione delle scelte non operate dai contribuenti, “le c.d. somme inoptate” (art. 5, comma 1), ovvero, quelle somme che il contribuente in sede di dichiarazione decidere di devolvere, per esempio, ad un istituto di ricerca, ma non indica il codice fiscale del beneficiario. Queste somme quindi rimangono destinate al 5 per mille, ma non sono assegnate ad alcun beneficiario. La procedura in vigore prevede che tali risorse siano distribuite in modo proporzionale in base alle scelte espresse. In questo modo gli enti che hanno raccolto il maggior numero di preferenze ricevono la fetta più grande;
  • la terza riguarda il divieto espresso per i beneficiari, di utilizzare le somme provenienti dal 5 per mille per coprire spese di pubblicità e campagne di sensibilizzazione (art. 7);
  • la quarta riguarda la questione della trasparenza della destinazione delle somme, infatti  l’art. 8 prevede l’obbligo per i beneficiari di redigere un apposito rendiconto, entro un anno dalla ricezione delle somme, dal quale emerga in modo chiaro, trasparente e dettagliato la destinazione e l’utilizzo delle somme percepite. Tale rendiconto deve essere accompagnato da una relazione illustrativa. Gli stessi beneficiari hanno anche l’obbligo di pubblicare sul proprio sito web, entro termini definiti, gli importi percepiti ed il rendiconto. Per gli enti che violano gli obblighi di pubblicazione è prevista una sanzione salata  pari al 25% del contributo percepito.

L’istituto del 5 per mille rappresenta oggi una grandissima fonte di finanziamento per gli enti del Terzo settore, e i numeri lo dimostrano, il numero dei donatori è passato da 8,7 milioni del 2006 a 14 del 2014 (ultimi dati messi a disposizione dalla Agenzia delle entrate); l’ente che ha la prima posizione ha raccolto 64 milioni di euro, mentre l’ultimo ha ricevuto 1 centesimo; il numero degli enti beneficiari è passato dai 29.840 del 2006 ai 51.321 del 2014. 

Speriamo ora che il decreto attuativo previsto sia l’ultimo e che questo istituto sia finalmente stabilizzato  soprattutto  considerando che la dottrina giuridica lo ritiene un esempio di sussidiarietà fiscale, infatti il contribuente sceglie a chi destinare parte della ricchezza con cui contribuisce attraverso le imposte.

Grande lavoro invece spetta agli enti più piccoli per non perdere l’opportunità di raccolta fondi.

 
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Fri, 6 Oct 2017 14:35:09 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/480/1/disciplina-del-5-per-mille
La manovrina di aprile estende anche alle PMI la possibilità di ricorrere all’Equity Crowdfunding http://www.soluzioniesc.it/post/479/1/la-manovrina-di-aprile-estende-anche-alle-pmi-la-possibilita-di-ricorrere-all-equity-crowdfunding http://www.soluzioniesc.it/post/479/1/la-manovrina-di-aprile-estende-anche-alle-pmi-la-possibilita-di-ricorrere-all-equity-crowdfunding]]> Il decreto legge n. 50 del 24 aprile 2017 pubblicato in gazzetta ufficiale il 24 aprile 2017, con l’art.57 comma 1, ha modificato i commi 2, 5 e 6 dell’art. 25 del D.lgs 179/2012.

Con questa modifica ha esteso alle PMI alcune possibilità prima utilizzabili solo dalle start - Up innovative. 

Queste possibilità sono: 

  1. poter ricorrere all’equity crowdfunding, per la ricerca di capitali;
  2. poter offrire quote di partecipazione a dipendenti, collaboratori e prestatori d’opera (stock option).

Questa apertura, costituisce un grande passo avanti, nella diffusione dell’equity crowdfunding, ma nel contempo una grande opportunità per l’imprenditoria italiana che potrà accedere ad una forma alternativa di finanziamento privato.

Tuttavia il decreto, non estende alle PMI, anche i benefici fiscali previsti per le start up e PMI innovative, come ad esempio: detrazione dalle imposte del 30% dell’investimento; accesso ai fondi di garanzia.

 
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Mon, 1 May 2017 17:06:14 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/479/1/la-manovrina-di-aprile-estende-anche-alle-pmi-la-possibilita-di-ricorrere-all-equity-crowdfunding
Protocolli di Legalità http://www.soluzioniesc.it/post/478/1/protocolli-di-legalita http://www.soluzioniesc.it/post/478/1/protocolli-di-legalita]]> Negli ultimi anni si registra una grande diffusione dei protocolli di legalità.

Detti protocolli, sono dei veri e propri contratti stipulati fra la Prefettura (quella della provincia competente), il soggetto aggiudicatore (soggetto pubblico o a partecipazione pubblica per conto del quali si esegue un lavoro, per es. ANAS, Autorità Portuale, Comuni, Regioni ecc…) e un appaltatore (impresa che esegue il lavoro), con cui le amministrazioni assumono, di regola, l’obbligo di inserire nei bandi di gara, quale condizione per la partecipazione, l’accettazione preventiva da parte degli operatori economici, di determinate clausole introdotte per la prevenzione, il controllo ed il contrasto dei tentativi di infiltrazione mafiosa, nonché per la verifica della sicurezza e della regolarità dei luoghi di lavoro.

Molto frequentemente con detti strumenti convenzionali si estendono talune misure di controllo previste dalla legislazione antimafia al di fuori dei casi strettamente previsti dalla legge.
Una fattispecie molto ricorrente è quella degli accordi volti a rendere obbligatoria la richiesta dell’informazione antimafia al di sotto delle soglie di valore previste attualmente dal Codice delle leggi antimafia (talvolta anche di quella minima per la documentazione antimafia).
Ancora, si è previsto talvolta che il subappalto possa essere acquisito solo da imprese appartenenti a determinate categorie.

L’impresa nell’esecuzione e realizzazione dell’Opera deve mettere in atto tutti i necessari accorgimenti e procedure al fine di assolvere gli impegni assunti e previsti nel Contratto di Appalto, nel Capitolato Speciale d’Appalto, e nel Protocollo di Legalità.

Tutti i soggetti ricompresi nella Filiera delle Imprese sono assoggettati alle procedure antimafia e quindi sottoposti a richiesta di preventiva verifica antimafia.

Con la costituzione degli uffici protocollo di legalità (UPL) nei luoghi di lavoro, l’Impresa deve definire i compiti e le responsabilità, i metodi e gli strumenti operativi di controllo e comunicazione per la compiuta ed efficace esecuzione degli obblighi previsti dal Protocollo di Legalità in tema di prevenzione, controllo e contrasto dei tentativi di infiltrazione mafiosa, di verifica della sicurezza e della regolarità dei cantieri di lavoro relativi all’esecuzione delle opere inerenti la realizzazione dell’opera.

Come determinato dall’ANAC (vedi articolo precedente sempre sul nostro sito: “Linee Guida ANAC”), anche nel terzo settore la sottoscrizione e la gestione dei sopracitati protocolli di legalità assumono sempre maggiore rilevanza, in particolar modo per le cooperative sociali che più di altre realtà, contrattano con le pubbliche amministrazioni.

Uliano Montalti

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Tue, 4 Apr 2017 17:42:58 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/478/1/protocolli-di-legalita
La Corte di Cassazione si esprime ancora sulle Associazioni Sportive Dilettantistiche http://www.soluzioniesc.it/post/477/1/la-corte-di-cassazione-si-esprime-ancora-sulle-associazioni-sportive-dilettantistiche http://www.soluzioniesc.it/post/477/1/la-corte-di-cassazione-si-esprime-ancora-sulle-associazioni-sportive-dilettantistiche]]> La Corte di Cassazione con Ordinanza n. 7202/2017 pubblicata il 21 marzo scorso ha rigettato il ricorso di una società a cui l’Agenzia delle Entrate Direzione Provinciale di Palermo aveva disconosciuto dei costi di pubblicità sostenuti nel corso del 2007, per sponsorizzazioni effettuate nei confronti di Associazioni Sportive.

L’art. 90, comma 8, della legge 289/2002, prevede la presunzione assoluta che, le sponsorizzazioni effettuate nei confronti di Associazioni Sportive dilettantistiche sono considerate spese di pubblicità deducibili dal reddito di impresa secondo le regole previste dalle norme fiscali.

Tale presunzione assoluta, però, si applica solo nel caso in cui le Associazioni che ricevono la sponsorizzazione siano “dilettantistiche”, ossia riconosciute dal CONI.

In sede di accertamento, invece, l’agenzia delle Entrate ha verificato che le associazioni che hanno ricevuto la sponsorizzazione non erano affiliate ad alcuna Federazione Sportiva Nazionale, o Ente di Promozione Sportiva, e pertanto non iscritte nel Registro delle Società Sportive tenuto dal CONI, quindi, secondo i giudici,  non potevano essere qualificate come “dilettantistiche” facendo perdere i benefici previsti dall’art. 90 sopra menzionato, anche alla società che aveva effettuato la sponsorizzazione. 

La cassazione ha dato ragione all’Agenzia delle Entrate ed ha condannato la società al pagamento delle spese di giudizio.

A tale ordinanza si ricollega la delibera del Consiglio Nazionale del CONI dello scorso 14 febbraio, in cui ha indicato analiticamente quali sono le discipline per le quali è possibile ricevere il riconoscimento sportivo, che consente l’iscrizione al Registro delle Società Sportive.

Solo con l’iscrizione al Registro tenuto dal CONI è possibile che usufruire delle agevolazioni fiscali previste, sia per Associazioni Sportive, sia per quei soggetti privati che vogliono sostenere l’attività sportiva dilettantistica con donazioni, erogazioni liberali o sponsorizzazioni.

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Fri, 24 Mar 2017 17:22:35 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/477/1/la-corte-di-cassazione-si-esprime-ancora-sulle-associazioni-sportive-dilettantistiche
Linee guida ANAC determinazione n. 32 del 20 gennaio 2016 http://www.soluzioniesc.it/post/476/1/linee-guida-anac-determinazione-n-32-del-20-gennaio-2016 http://www.soluzioniesc.it/post/476/1/linee-guida-anac-determinazione-n-32-del-20-gennaio-2016]]> Il terzo settore rappresenta un’importante realtà nel Paese, sia sotto il profilo sociale, per la natura dei servizi svolti, che sotto il profilo occupazionale. Le amministrazioni pubbliche ricorrono frequentemente agli organismi no-profit per l’acquisto o l’affidamento di servizi alla persona. 

Ai sensi dell’art. 128 del d.lgs. 112/1998, per «servizi sociali» si intendono tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti e a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona incontra nel corso della propria vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia.

Nonostante il notevole impatto della spesa per i servizi sociali sulle finanze pubbliche, si registra ancora oggi la mancanza di una specifica normativa di settore che disciplini in maniera organica l’affidamento di contratti pubblici ai soggetti operanti nel terzo settore.

L’Autorità Nazionale Anti Corruzione ha ritenuto opportuno emanare delle Linee guida con lo scopo di fornire indicazioni operative alle amministrazioni aggiudicatrici e agli operatori del settore, per il rispetto della normativa comunitaria e nazionale in materia di contratti pubblici e di prevenzione della corruzione, in particolare dei principi di libera circolazione delle merci, di libertà di stabilimento, libera prestazione dei servizi nonché dei principi che ne derivano (parità di trattamento, non discriminazione, riconoscimento reciproco, proporzionalità e trasparenza).

Le amministrazioni devono favorire la massima partecipazione dei soggetti privati alle procedure di co-progettazione e adottare metodi di selezione che prevedano l’accertamento del possesso dei requisiti di affidabilità morale e professionale in capo ai partecipanti e l’adeguata valutazione delle caratteristiche e dei costi del progetto presentato. In tal senso si è pronunciata di nuovo l’ANAC con un richiamo del Presidente Cantone, ad una maggior e attenzione nel predisporre i bandi di gara.

Ai fini dell’erogazione dei servizi sociali, la l. 328/2000 prevede che gli enti pubblici promuovano azioni per favorire la trasparenza e la semplificazione amministrativa, nonché il ricorso a forme di aggiudicazione o negoziali che consentono ai soggetti operanti nel terzo settore la piena espressione della propria progettualità (art. 5, comma 2)11. 

Considerata la peculiarità dei servizi ad alto impatto sociale, nella determina vengono inoltre indicati quali sono i requisiti che l’organizzazione del terzo settore dovrebbe avere per poter permettere il controllo di efficacia ed efficienza, sul servizio erogato.

Prevedendo la necessità di  predisporre per i soggetti aggiudicatari dei servizi della carta dei servizi, la predisposizione di un modello 231/2001.

Tale previsione è stata ripresa anche nella legge delega di riforma del Terzo Settore.

Si vuole avviare una piccola rivoluzione che vede protagonista il terzo settore come impresa di erogazione in grado di soddisfare i bisogni ad alto impatto sociale.

Uliano Montalti
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Mon, 6 Mar 2017 17:29:02 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/476/1/linee-guida-anac-determinazione-n-32-del-20-gennaio-2016
CONI: delibera sullo Sport dilettantistico http://www.soluzioniesc.it/post/475/1/coni-delibera-sullo-sport-dilettantistico http://www.soluzioniesc.it/post/475/1/coni-delibera-sullo-sport-dilettantistico]]> Il Consiglio Nazionale del CONI, con delibera n. 1568 del 14/2/2016 ha approvato un nuovo elenco di discipline ammissibili al registro nazionale delle Associazioni e Società sportive dilettantistiche.

Tale delibera modifica la n. 1566 approvata il 22 dicembre 2016.

Con la nuova pronuncia il CONI ha individuato 384 discipline, che danno il diritto alla iscrizione al Registro delle Associazioni e Società Sportive.

Il registro è stato previsto dall’art. 7 del D.L. 136/2004 convertito nella legge 27 luglio 2004 n. 186. La disciplina del riconoscimento ai fini sportivi e le modalità di tenuta del Registro Coni, sono di competenza del Consiglio Nazionale secondo quanto previsto dall’art. 5, comma 2, lett.c) del D.Lgs. 242/1999.

Il CONI è intervenuto con un elenco specifico, per agevolare la corretta individuazione dei soggetti che, riconosciuti ai fini sportivi, usufruiscono di trattamenti fiscali e contributivi agevolati e per eliminare fenomeni di elusione, emersi in occasione di diversi accertamenti da parte della Guardia di Finanza e della Agenzia delle Entrate.

Il riconoscimento ai fini sportivi e la successiva iscrizione al Registro tenuto dal CONI,  infatti, sono condizione necessaria per poter usufruire delle agevolazioni fiscali previste per tale tipologia di enti ossia: la defiscalizzazione dei corrispettivi specifici previsti dall’art. 148 del TUIR, e la possibilità di riconoscere i compensi sportivi previsti dall’art. 67, comma 1, lett. m) del TUIR.

In sostanza la generica previsione nello statuto di una associazione di svolgimento di attività sportive, non è condizione sufficiente per ottenere il riconoscimento ai fini sportivi, ma sarà necessario, indicare nello statuto la tipologia di attività esercitata.

Sarà quindi necessario procedere ad una revisione degli statuti, ed eventualmente procedere con una loro modifica, indicando espressamente quale sarà la disciplina praticata.

 
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Thu, 23 Feb 2017 11:25:55 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/475/1/coni-delibera-sullo-sport-dilettantistico
Nuovi adempimenti fiscali 2017 per enti no profit http://www.soluzioniesc.it/post/474/1/nuovi-adempimenti-fiscali-2017-per-enti-no-profit http://www.soluzioniesc.it/post/474/1/nuovi-adempimenti-fiscali-2017-per-enti-no-profit]]> Con la manovra di fine anno sono state introdotte molte novità di carattere amministrativo e fiscale e molte interessano anche gli enti non commerciali.

Gli adempimenti aggiunti o modificati sono legati alle novità apportate dal D.L. 22 ottobre 2016 n. 193 (c.d. decreto fiscale)  e dalla Legge di bilancio 2017 (legge 11 dicembre 2016 n. 232).

Con l’art. 4 del D.L. n. 193/2016 è stato modificato l’art. 21 del D.L. 31 maggio 2010 n. 78. Quest’ultimo ha introdotto l’obbligo di comunicazione annuale dei dati rilevanti ai fini IVA (c.d. spesometro).

Ebbene con l’art. 4 del D.L. 193/2016, questo adempimento deve essere effettuato con cadenza trimestrale anziché annuale.

A partire dal 2017 è previsto l’obbligo di trasmettere, con cadenza trimestrale, due elenchi distinti: il primo contenente tutti di dati delle fatture attive  e passive del trimestre di riferimento; il secondo riguarda invece i dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche di imposta.

La trasmissione telematica di tali elenchi di norma deve avvenire entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre, con l’eccezione della comunicazione relativa al secondo trimestre che deve essere effettuata entro il 16 settembre, anziché entro il 31 agosto.

Tuttavia per l’anno 2017, considerata la difficoltà del nuovo adempimento, è stato previsto che l’invio degli elenchi relativi ai primi due trimestri avvenga congiuntamente entro il 25 luglio 2017.

Tale previsione, creerà sicuramente dei problemi per l’invio dei dati relativi al secondo trimestre che come noto riguarda il periodo che va dal 1 aprile al 30 giugno, soprattutto considerando che nello stesso periodo devono essere predisposte le dichiarazioni dei redditi, ed altri adempimenti fiscali, che hanno scadenze nel mese di luglio.

Sono obbligati ad effettuare tale adempimento tutti i soggetti titolari di partita IVA, con  l’eccezione, prevista dal comma 3, dell’art. 4, del D.L. 193/2016,  dei soggetti che non hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione annuale IVA o alla effettuazione delle liquidazioni periodiche, sempre che nel corso dell’anno non vengano meno le condizioni di esonero.

Per quanto riguarda gli enti non commerciali, questi sono tenuti alla trasmissione telematica delle comunicazioni solo se sono titolari di partita IVA e svolgono attività commerciale accanto a quella istituzionale.

Qualora gli enti non commerciali svolgano attività commerciale, in sede di predisposizione delle rilevazioni contabili, sono obbligati ad effettuare una ricognizione delle operazioni che di volta in volta vengono poste in essere, facendo una suddivisione tra operazioni commerciali (e quindi rilevanti ai fini IVA), operazioni istituzionali, cioè che vengono poste in essere per il raggiungimento dello scopo per cui l’ente è costituito (non rilevanti ai fini IVA) e quelle promiscue, ossia quelle operazioni che sono collegate sia alla attività commerciale che a quella istituzionale.

Al momento non ci sono molte indicazioni da parte della Agenzia delle Entrate, sul nuovo adempimento, tuttavia considerata l’analogia con lo  spesometro, possono essere considerate valide le istruzioni fornite a suo tempo tramite le FAQ, pubblicate sul sito dell’agenzia.

Diverso invece è il discorso per quelli enti non commerciali che hanno optato per il regime agevolato previsto dalla L. 398/1991. 

Infatti con circolare n. 1 del 7 febbraio 2017, nel fornire i primi chiarimenti sulla trasmissione telematica alla Agenzia delle entrate dei dati delle fatture emesse e ricevute, ha espressamente previsto che sussiste l’obbligo di invio dei dati relativi alle fatture emesse, mentre non sussiste l’obbligo di trasmettere i dati relativi alle fatture ricevute, in quanto tali soggetti sono esonerati dall’obbligo della registrazione.

Per maggiori informazioni contattateci.
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Tue, 21 Feb 2017 17:22:07 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/474/1/nuovi-adempimenti-fiscali-2017-per-enti-no-profit
Agevolazioni fiscali previste per gli enti associativi http://www.soluzioniesc.it/post/473/1/agevolazioni-fiscali-previste-per-gli-enti-associativi http://www.soluzioniesc.it/post/473/1/agevolazioni-fiscali-previste-per-gli-enti-associativi]]> Con sentenza n. 22187 del 3 novembre 2016 la Corte di Cassazione ha nuovamente portato all’attenzione la complessa questione delle agevolazioni fiscali riconosciute agli enti associativi, che presentano i requisiti richiesti dall’art.148 del T.U.I.R e art. 4 del D.P.R 633/1972.

Anche in questa occasione i giudici si sono soffermati sulla importanza della forma e della sostanza, confermando quella che è, ormai, una linea interpretativa consolidata.

Sia l’art. 148, comma 8), del tuir, sia l’art. 4, comma 7, del D.P.R 633/72 prevedono una serie di requisiti specifici per poter usufruire delle agevolazioni fiscali previste per gli enti associativi.

Di fatto tali disposizioni chiedono l’inserimento, nei singoli statuti, di clausole ben precise.

Il problema è che molto spesso negli statuti degli enti non profit le specifiche clausole non vengono inserite, pertanto la  carenza di tali formalità, comporta il totale disconoscimento delle agevolazioni previste.

Infatti la sentenza della Cassazione scaturisce da un procedimento avviato dalla Agenzia delle Entrate contro la sentenza n. 12/01/2009 della Commissione Regionale Tributaria del Molise, mediante la quale veniva accolto il ricorso di una associazione contro un accertamento effettuato dalla Guardia di Finanza,

L’agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della commissione tributaria regionale, motivando il disconoscimento delle agevolazioni per violazione dei vizi  di forma e di sostanza, in quanto l’associazione non aveva redatto uno statuto e l’atto  costitutivo con atto pubblico o scrittura privata autenticata, né tantomeno  aveva approvato un rendiconto economico e finanziario.

Con questa sentenza viene evidenziato che la corretta redazione dello statuto da un punto di vista formale  (ossia che rispetta i requisiti previsti dalla legge) è sicuramente un elemento necessario, ma non sufficiente per poter usufruire delle agevolazioni fiscali previste per tali enti.

Infatti secondo i giudici tributari, sia i verificatori (Agenzia delle Entrate o Guardia di Finanza)  che i giudici devono verificare l’effettività della vita associativa.

Pertanto, alla forma deve seguire la sostanza che chiede l’impegno ed il coinvolgimento della base sociale alla vita associativa, con la necessità di tenere e gestire in modo corretto tutti gli adempimenti amministrativi  previsti.

La concreta attuazione del fine associativo è in genere lo scopo per cui gli enti si costituiscono ed ai quali il legislatore riconosce un ricompensa tramite le agevolazioni fiscali, in quanto meritevoli di tutela.

L’uso distorto di tali agevolazioni da parte di organizzazioni che svolgono delle attività commerciali a tutti gli effetti, comporta anche un inquinamento del libero mercato concorrenziale, oltre che un uso alterato delle risorse destinate in maniera indiretta al settore sociale.

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Mon, 23 Jan 2017 09:06:08 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/473/1/agevolazioni-fiscali-previste-per-gli-enti-associativi
Il Supporter 3.0 http://www.soluzioniesc.it/post/472/1/il-supporter-30 http://www.soluzioniesc.it/post/472/1/il-supporter-30]]> Lo sport toglie dalla strada i ragazzi, aiuta a fare squadra per un obiettivo comune, che non è il denaro o un mero beneficio materiale, ma spesso la più grande soddisfazione sta nel raggiungimento dell'obiettivo stesso, questa è una finalità pedagogica e formativa da non sottovalutare. Le associazioni del terzo settore che promuovo lo sport sul territorio hanno una funzione importantissima nella vita dei cittadini di ogni età, in quanto favoriscono l'inclusione sociale, l'integrazione tra popoli di diverse etnie e persone in difficoltà, accomunati tutti da un unico scopo, lo sport funziona come una specie di “livella”. Purtroppo negli ultimi anni, in Italia, a causa della profonda crisi che ha colpito il paese e dei continui tagli da parte dello Stato, il mondo dello sport versa in situazione di difficoltà economica, questo crea disagi alle organizzazioni sportive e ai loro utenti. Negli ultimi tempi i singoli privati che davano finanziamenti a pioggia hanno sponsorizzato sempre meno le attività sportive, a causa della recessione, e a farne le spese sono state sopratutto le piccole realtà sportivo dilettantistiche e gli sport minori. Questo sta creando l'esigenza di un'economia sempre più “collaborativa”. Ad esempio una Associazione potrebbe ricorrere al Crowdfunding, che può essere definito "un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse”, per finanziare le proprie attività. A titolo esemplificativo facciamo due conti: se prima un'associazione sportiva di una comunità di 5.000 persone chiedeva una sponsorizzazione di € 10.000 ad un solo soggetto privato per pagare l’iscrizione ad un campionato federale, di calcio, calcio a 5, pallavolo, basket ecc. oggi con l'ausilio di Internet, dei social media e di un buon progetto si può pensare di chiedere 2 € per ogni singolo abitante 5.000 x 2€ = 10.000€. Detto così sembra semplice, ma per raggiungere l’obiettivo di finanziare l’iscrizione al campionato, vi è la necessita di far partecipare attivamente la collettività, che già conosce la realtà sportiva locale. In questo ci vengono in aiuto i social media che grazie alla loro versatilità permettono di interagire in maniera concreta e immediata con coloro che potrebbero contribuire alla sopravvivenza e allo sviluppo dell'associazione. In conclusione possiamo dire che Il Crowdfunding può rappresentare certamente il primo passo verso un maggior coinvolgimento della comunità alla vita di una qualsivoglia organizzazione sportiva e la creazione di una relazione sana con i supporters. Un rapporto a due vie, per una reale e totale partecipazione alla vita del Club mediante il coinvolgimento in una vasta serie di attività.

A noi della ESC, piacerebbe partecipare a questo sviluppo.

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Sat, 26 Nov 2016 18:27:36 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/472/1/il-supporter-30
Corporate Social Responsibility: impresa e etica http://www.soluzioniesc.it/post/471/1/corporate-social-responsibility-impresa-e-etica http://www.soluzioniesc.it/post/471/1/corporate-social-responsibility-impresa-e-etica]]> La Responsabilità Sociale d’Impresa (Corporate Social Responsibility, in inglese) è definita dalla Comunicazione dell’Unione europea n. 681 del 2011, come “la responsabilità delle imprese per gli impatti che hanno sulla società”. Dunque, il tratto distintivo della Responsabilità Sociale d’Impresa è la capacità di affiancare la responsabilità sociale a quella economica. La responsabilità sociale, infatti, è di estrema importanza sia per l’azienda stessa, sia per tutto ciò che sta interno all’azienda. Essa crea capitale materiale e immateriale, ossia valori tangibili e intangibili che sono un valore aggiunto non indifferente per l’impresa, per i suoi dipendenti e per l’ambiente circostante.

Aldilà di quanto previsto dalla legge, la Responsabilità Sociale d’Impresa comporta l’azione volontaria dell’azienda di conseguire obiettivi sociali ed ambientali nel corso delle attività professionali. Da questa prospettiva, la Responsabilità Sociale d’Impresa abbraccia diverse tematiche, ad esempio: 1. dal punto di vista europeo, la strategia Europa 2020, con particolare riferimento a nuove competenze, alla valorizzazione dei giovani e allo sviluppo locale; 2. la responsabilità sociale negli appalti pubblici; 3. la tutela dei diritti umani; 4. il sistema informativo sulla responsabilità sociale delle imprese.

I principi abbracciati dalle aziende che credono e si fanno carico della Responsabilità Sociale d’Impresa sono: 1. la trasparenza: ascolto e dialogo con tutti gli stakeholder che ruotona attorno all’impresa (diretti e indiretti); 2. la qualità, relativamente all’output e ai processi produttivi; 3. La sostenibilità, che comporta un uso consapevole ed efficiente delle risorse ambientali (intese come beni comuni), la capacità di valorizzare le risorse umane e la volontà di contribuire allo sviluppo della comunità locale in cui l’azienda opera; 4. l’integrazione che, con riferimento ad obiettivi condivisi, prevede una pianificazione e un’organizzazione integrata delle varie attività di ogni direzione e reparto, sia a livello verticale, sia a livello orizzontale; 5. La volontarietà, che conduce a condurre azioni dettate da obblighi morali, aldilà degli obblighi di legge.

Dall’altro lato, i driver della Responsabilità Sociale sono: ottemperanza delle linee guida internazionali (Organizzazione delle Nazioni Unite, Organizzazione Internazionale del lavoro) e regionali (Unione europea); crescente domanda di qualità; valorizzazione del corporate branding; desiderio di crescita intellettuale, professionale, relazionale di tutto lo staff dell’azienda; necessità di ottenere ranking migliori in termini reputazionali.

In quanto definita dall’Unione europea, dal 2011 è la Commissione europea che svolge revisioni paritarie delle attività condotte dagli Stati membri in termini di Responsabilità Sociale d’Impresa, organizzando prevalentemente delle riunioni per consentire agli Stati membri di comprendere più a fondo le loro politiche in questo ambito e scambiare informazioni e best practice. Sulla base di quanto emerso durante le revisioni e le riunioni, la Commissione europea ha successivamente aggiornato il compendio delle politiche e della attività condotte dagli Stati membri nel campo della Responsabilità Sociale d’Impresa.

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Fri, 11 Nov 2016 19:21:20 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/471/1/corporate-social-responsibility-impresa-e-etica
Programmazione dei Fondi europei 2014-2020 e opportunità di finanziamento http://www.soluzioniesc.it/post/470/1/programmazione-dei-fondi-europei-2014-2020-e-opportunita-di-finanziamento http://www.soluzioniesc.it/post/470/1/programmazione-dei-fondi-europei-2014-2020-e-opportunita-di-finanziamento]]> I progetti realizzati tramite il supporto dell’Unione europea (UE) vengono finanziati sia tramite fondi europei a gestione diretta, sia tramite quelli a gestione concorrente. I fondi europei a gestione diretta sono erogati direttamente dalle Direzioni Generali della Commissione europea o dalle Agenzie da essa delegate. Tramite procedure selettive organizzate su scala europea, in questi caso, i finanziamenti sono erogati sotto forma di: sovvenzioni destinate a progetti specifici collegati alle politiche dell'UE, di solito a seguito di un "invito a presentare proposte" (Call for proposals); appalti conclusi dalle Istituzioni Europee per acquistare servizi, beni o opere necessari per le loro attività (studi, corsi di formazione, organizzazione di conferenze o attrezzature informatiche). Gli appalti sono aggiudicati mediante bandi di gara (Call for tender).

Per il periodo di programmazione 2014 – 2020, il bilancio dell’Unione Europea (UE) ha stanziato oltre 200 miliardi di euro. I programmi da cui derivano fondi a gestione diretta afferiscono a 5 macro-aree tematiche che concorrono al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020:

1.      Environment and climate change/Ambiente e cambiamenti climatici – Programma LIFE;

2.      Enterprise, Competitiveness and SMEs/Imprese, concorrenza e PMI – Programma COSME;

3.      Research and Innovation/Ricerca e Innovazione – Programma Horizon 2020

4.      Youth, Education & Training, Sport/Giovani, Educazione, Formazione e Sport – Programma Erasums For All

5.      Citizenship/Cittadinanza – Programma Europe for Citizens

 

I fondi europei a gestione concorrente sono essenzialmente cinque, i Fondi Strutturali e d’Investimento, regolati da un corpus normativo unico (Regolamento (UE) n. 1303/201) e finalizzati al conseguimento di obiettivi specifici. Infatti, il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), mira a ridurre il gap esistente fra i vari livelli di sviluppo delle regioni europee; il Fondo sociale europeo (FSE) è il principale strumento utilizzato dall’Unione Europea per sostenere l'occupazione e assicurare opportunità lavorative più eque per tutti; il Fondo di coesione (FC) è destinato al supporto degli Stati membri con un reddito nazionale lordo (RNL) pro capite inferiore al 90% della media dell'Unione Europea al fine di ridurre le disparità economiche e sociali tramite la promozione dello sviluppo; il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) finanzia le azioni volte all’implementazione della politica agricola comune dell’UE (PAC); il Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP) sostiene i pescatori nella transizione verso una pesca e finanzia i progetti che creano nuovi posti di lavoro e migliorano la qualità della vita nelle regioni costiere europee. Per potere usufruire dei fondi a gestione concorrente, le autorità nazionali concludono Accordi di Partenariato con la Commissione europea. Tali accordi definiscono i piani delle autorità nazionali (Piani Operativi Nazionali, PON) per utilizzare i finanziamenti erogati dai fondi strutturali e di investimento europei dal 2014 al 2020.

Sia nel caso dei fondi europei a gestione diretta, sia nel caso di quelli a gestione concorrente, le opportunità per il terzo settore sono numerose. Tuttavia, l’Unione europea pubblica bandi specifici per progetti sociali nell’ambito del terzo settore, presentati da associazioni no profit e/o cooperative sociali. Tali fondi, nello specifico, sono erogati nell’ambito della programmazione del Fondo sociale europeo (FSE), che mira a supportare progetti volti “ad aiutare le persone a migliorare le loro competenze professionali”.

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Fri, 11 Nov 2016 19:15:02 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/470/1/programmazione-dei-fondi-europei-2014-2020-e-opportunita-di-finanziamento
La brand reputation costo o investimento? http://www.soluzioniesc.it/post/469/1/la-brand-reputation-costo-o-investimento http://www.soluzioniesc.it/post/469/1/la-brand-reputation-costo-o-investimento]]> Convegno Confcommercio Roma Federservizi: "La brand reputation costo o investimento?" - 3 novembre 2016 

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Thu, 3 Nov 2016 19:24:56 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/469/1/la-brand-reputation-costo-o-investimento
Il terzo settore http://www.soluzioniesc.it/post/467/1/il-terzo-settore http://www.soluzioniesc.it/post/467/1/il-terzo-settore]]> Il terzo settore è quel complesso di istituzioni che all’interno del sistema economico si posizionano fra lo Stato e il mercato, sono cioè soggetti organizzati di natura privata ma votati alla produzione di beni e servizi a destinazione pubblica o collettiva.

Il terzo settore va a riempire quell’area tra Stato e Mercato nella quale si offrono servizi, si scambiano beni relazionali, si forniscono risposte a bisogni personali o a categorie deboli secondo approcci che non sono originariamente concepiti dagli strumenti tipici del mercato, né da puro assistenzialismo. Alcuni dei soggetti attivi nel terzo settore come formazioni sociali sono:  le cooperative sociali, le associazioni di promozione sociale, le associazioni di volontariato, le fondazioni, le OnG – organizzazioni non governative, le ONLUS.

Le realtà del Terzo Settore hanno in comune alcune caratteristiche fondamentali:

  • l’assenza di scopo di lucro, che si traduce nell’obbligo di reinvestire gli utili nelle attività istituzionali
  • la natura giuridica privata.

Possono operare in numerosi settori: assistenza sociale, sanità, cultura, sport, cooperazione internazionale, istruzione e ricerca, ambiente, sviluppo economico e sociale, promozione e formazione religiosa, promozione del volontariato.

Lo sviluppo del settore “no profit” ha determinato nel tempo una sempre necessità di maggiore professionalizzazione del capitale umano impiegato ed una crescente tendenza a garantirne la stabilizzazione a livello contrattuale, seppur la vera caratteristica del settore “no profit” è costituita dalla forza lavoro volontaria (personale non retribuito).

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Thu, 27 Oct 2016 18:36:43 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/467/1/il-terzo-settore
Web Reputation - Workshop e aperitivo - 3 novembre 2016 http://www.soluzioniesc.it/post/445/1/web-reputation-workshop-e-aperitivo-3-novembre-2016 http://www.soluzioniesc.it/post/445/1/web-reputation-workshop-e-aperitivo-3-novembre-2016]]> FederServizi – Confcommercio Roma 
In collaborazione con Siro Consulting
organizza

WORKSHOP E APERITIVO

Ti sei mai chiesto cosa dice il web di te e della tua attività?
La gestione della reputazione per aziende ed imprenditori su internet

presso l’HOTEL DIANA (Via Principe Amedeo, 4 - ROMA)
3 NOVEMBRE 2016 - ore 19.00

Il workshop organizzato da FederServizi - Confcommercio Roma, in collaborazione con Siro Consulting si terrà il  3 novembre 2016, alle ore 19.00, presso l’HOTEL DIANA (Via Principe Amedeo, 4 - ROMA).

Il workshop, aperto a tutti gli imprenditori e ai loro collaboratori, ha lo scopo di offrire ai partecipanti gli strumenti base per poter valutare la "Web Reputation" aziendale e personale, oltre al posizionamento on-line del "personal brand", attraverso le informazioni disponibili sul web (a cura della Dr.ssa Simona Petrozzi).

Saranno inoltre descritti gli strumenti legali per proteggere la reputazione dei manager e delle aziende (a cura dell'Avv. Caterina Flick) e valutati gli aspetti economici della cura e sviluppo della Web Reputation: costo o investimento? (a cura della Dr.ssa Tiziana Tomei).

 Obiettivi specifici:

1.    far comprendere l'importanza della referenzialità intesa come verifica globale di un soggetto al fine di delinearne un profilo reale non solo in ambito economico-commerciale, ma anche reputazionale, al fine di ottenere una valutazione completa, oggettiva, e poter così compiere scelte consapevoli;

2.    far comprendere l'importanza della propria "Web Reputation". quali e quante informazioni su se stessi sono reperibili sul web, fornire gli strumenti per la gestione e la difesa del proprio "personal brand" e della propria reputazione, con un'attenzione continua al "Sentiment Analysis".

3.    fornire elementi di valutazione economica per affrontare la decisione di un investimento nella tutela e sviluppo della propria web reputation.

L’incontro sarà caratterizzato dall’interazione con la platea, che potrà fare domande, presentare casi aziendali o criticità, per ricevere indicazioni personalizzate e poter contribuire al dibattito. 

A seguire, un aperitivo conviviale per favorire la relazione fra gli imprenditori. 

È richiesta una quota di 15 € a partecipante, da corrispondere in loco, che include workshop e aperitivo.  

 I relatori:

-           La Dr.ssa Simona Petrozzi è titolare della Siro Consulting, società specializzata in personal and corporate brand web reputation;

-           L'Avv. Caterina Flick - Nunziante Magrone studio legale associato - è Avvocato penalista d'impresa, specializzata in diritto dell'informatica, privacy, diritto all'oblio e web reputation;

-           La Dr.ssa  Tiziana Tomei è Consulente Aziendale e Revisore Legale dei Conti.

Prenota online la tua partecipazione

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Sat, 22 Oct 2016 12:34:01 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/445/1/web-reputation-workshop-e-aperitivo-3-novembre-2016
Criticità http://www.soluzioniesc.it/post/456/1/criticita http://www.soluzioniesc.it/post/456/1/criticita]]> "Diffondere l’idea che un  approccio manageriale, non vuol dire non fare più attività utili socialmente, ma anzi potrebbe voler dire farle meglio in modo più efficace ed efficiente"

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Thu, 13 Oct 2016 21:48:10 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/456/1/criticita
Criticità http://www.soluzioniesc.it/post/455/1/criticita http://www.soluzioniesc.it/post/455/1/criticita]]> "Comunicare in modo corretto che una organizzazione del terzo settore, anche se non ha come scopo principale il lucro è comunque una impresa che ha il compito difficile di fornire servizi a persone che soffrono dei disagi intesi in senso più ampio, e quindi organizzare un servizio di qualità è loro dovere"

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Thu, 13 Oct 2016 20:00:40 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/455/1/criticita
Buoni propositi http://www.soluzioniesc.it/post/454/1/buoni-propositi http://www.soluzioniesc.it/post/454/1/buoni-propositi]]> "Ho cercato di diffondere l’idea che “i buoni propositi” per essere realizzati, hanno bisogno di organizzazione, struttura (anche minima), investimento di tempo e denaro."

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Thu, 13 Oct 2016 19:49:05 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/454/1/buoni-propositi
Il ruolo della responsabilità sociale dell’impresa nelle decisioni di investimento http://www.soluzioniesc.it/post/468/1/il-ruolo-della-responsabilita-sociale-dell-impresa-nelle-decisioni-di-investimento http://www.soluzioniesc.it/post/468/1/il-ruolo-della-responsabilita-sociale-dell-impresa-nelle-decisioni-di-investimento]]> Chi conosca, anche superficialmente, i principi essenziali della responsabilità sociale dell’impresa, riflettendo sul titolo, non può non cogliere una contraddizione: come può una decisione di investimento essere influenzata dalla responsabilità sociale d’impresa, cioè da un complesso di tecniche la cui caratteristica essenziale è la volontarietà?

 Per evidenziare questa apparente contraddizione è sufficiente riprendere la definizione che, della responsabilità sociale dell’impresa, si ricava dai documenti della Commissione Europea quale “integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei rapporti con le parti interessate”.

 L’imprenditore non è e, si auspica, non sarà mai obbligato ad adottare, nella sua azienda, prassi di responsabilità sociale, quindi perchè dovrebbe includerla nei suoi processi decisionali?

 La risposta è un po’ articolata ma chiarissima: se è vero che l’impresa è il luogo dove si devono comporre gli interessi, spesso contrastanti, dei vari stakeholder del territorio e se è vero che scopo primario della responsabilità sociale dell’impresa è quello di far si che l’imprenditore non si estranei dalle problematiche che insistono sul territorio dove l’impresa esercita la sua influenza economica, è anche vero che l’investimento, linfa vitale dell’impresa, non va considerato soltanto sotto il profilo della spesa occorrente per la sua realizzazione, ma anche relativamente ai vantaggi sociali che sarà in grado di offrire.

 Quindi, avvicinare il tema delle decisioni di investimento a quello della responsabilità sociale dell’impresa, significa accettare che la redditività dell’investimento venga valutata anche rispetto a quelle evidenze non economiche e diluite nel tempo che attengono alla compagine sociale.

 Dall’investimento si attende una accresciuta occupazione e con essa una crescita della domanda di beni di consumo che, di rimbalzo, porti ad una crescita dei beni strumentali necessari ad ottenerli:ll profitto aziendale che si riflette sul benessere sociale.

 Occorre però tener presente che tale circolo virtuoso, seppur instaurato, sarà sempre in delicato equilibrio, perché trascende i limiti della singola impresa e dipende, in gran parte, dalla coordinazione di più imprese della medesima industria quando non da industrie diverse che cooperino ad uno stesso processo produttivo.

Ma è tempo di porre il discorso in termini pragmatici:

  • quali sono i fattori che influenzano una decisione di investimento?
  • la responsabilità sociale d’impresa è tra questi?
  • se si, in quale misura?

La possibile risposta vuole una premessa: da un lato abbiamo una decisione di investimento, materia eminentemente tecnica che si avvale anche di formule matematiche, dall’altro vi è la responsabilità sociale dell’impresa che ci porta, a pieno titolo, nel campo delle scienze sociali, dove chiedere risultati definitivi ed incontrovertibili non ha molto senso.

 Come nostro costume, partiamo da una ipotesi di lavoro e cioè che, all’inizio del suo processo decisionale, all’imprenditore si presentino diverse alternative di investimento - e questo è un fatto normale nella vita economica - perché ogni atto che richiede tempo e mezzi scarsi per il conseguimento di uno scopo, implica la rinuncia ad usarli per raggiungerne un altro: l’investimento non fa eccezione a questo principio; non staremmo qui a disquisire se le risorse finanziarie e quant’altro fossero abbondanti per ogni possibile utilizzazione.

 Supponiamo ancora che l’imprenditore, per arrivare a “decidere”, intenda avvalersi di uno studio di fattibilità.

 Un breve cenno a questo mezzo istruttorio risulta quanto mai utile: possiamo definire studio di fattibilità quel mezzo istruttorio che tende a ridurre i rischi di una iniziativa imprenditoriale attraverso l’individuazione di tutte le componenti tecniche ed economiche di una proposta di investimento, nonché la quantificazione dei mezzi finanziari indispensabili alla sua realizzazione.

 E’ evidente che non può esistere un “modello” di studio di fattibilità, non fosse altro che per infinite possibilità di applicazione che, a questo mezzo, vengono riconosciute; si può però tentare la ricerca di un denominatore comune, considerando alcune fasi minime, attraverso le quali uno studio di fattibilità debba necessariamente passare.

 La prima sicuramente consiste nell’individuazione del mercato di riferimento, cosa indispensabile perché l’imprenditore – investitore sa già in quale campo vorrà dirigere le sue risorse e vorrà acquisire tutta una serie di informazioni che gli permettano di stabilire se quella determinata iniziativa – che è ancora a livello di idea o, al massimo, di abbozzo progettuale – avrà su quel territorio, buone possibilità di successo.

 La rappresentazione visiva di quanto stiamo dicendo è la seguente:

investimento ------- territorio------------------vocazione territoriale

L’investimento è destinato ad un territorio, cioè ad un complesso di relazioni fra loro interagenti, destinate a creare opportunità produttive ed occupazionali alla comunità residente e ogni territorio si contraddistingue per una sua vocazione, cioè per un insieme di valori prevalenti a cui la comunità residente non vuole rinunciare: l’imprenditore – investitore terrà nel massimo conto questo elemento così personalizzante del territorio in quanto è consapevole che la vocazione territoriale segna il limite virtuale della capacità di un territorio di recepire innovazioni.

La seconda fase si sostanzia nell’analisi della domanda e dell’offerta nel luogo considerato, attinenti alla tipologia di investimento che si vuole impiantare: poniamo il caso che l’investimento miri alla realizzazione di una nuova struttura alberghiera, sicuramente uno dei primi accertamenti riguarderà se vi siano state chiusure di alberghi nel recente – medio passato e l’analisi delle cause che hanno portato alle cessazioni di attività.

 L’analisi potrebbe continuare con la scomposizione degli elementi fondamentali della domanda (quante persone, sempre nel territorio considerato, viaggiano per lavoro o per turismo), mentre, direttamente collegato con lo studio del mercato di riferimento sarà l’accertamento relativo alla possibilità, del territorio, di essere eventualmente utilizzato come mercato congressuale.

 Non si vuole ulteriormente approfondire, ma solo ribadire che la conoscenza del mercato della domanda e dell’offerta offre una concreta possibilità di stima circa il futuro andamento dell’investimento, mettendone in luce, soprattutto, i limiti.

 Per quel che concerne la valutazione dell’area che definiamo la terza fase dello studio di fattibilità, siamo in un campo ancora più delicato e complesso perché occorrerà distinguere se l’investimento di che trattasi sia destinato a rafforzare, ampliare, potenziare, migliorare in genere una struttura esistente oppure alla realizzazione di una struttura ex-novo.

 Pur essendo alcuni dati – base comuni ad entrambe le ipotesi, nel secondo caso, quello di un nuovo insediamento, potranno essere di aiuto le tavole a doppia entrata dell’economista Ricossa e che sono riconducibili ai vari fattori di localizzazione; di ogni singolo fattore localizzativo verranno esaminati gli aspetti interessanti per la decisione di investimento.

 Quindi, se, ai fini della valutazione di un’area uno degli elementi da considerare sono i terreni industriali presenti, di questi verranno esaminati gli aspetti economici (condizioni di acquisto, possibilità di rivalutazione), gli aspetti infrastrutturali (lavori di adattamento), gliaspetti pubblici (edificabilità, espropriazioni), gli aspetti socio – politici (paesaggio, altri usi dei terreni).

 Nel caso, invece che, oggetto di studio valutativo siano gli impianti, dovranno essere valutati, per gli aspetti economici i costi e tempi di realizzazione, installazione e manutenzione, per gli aspetti infrastrutturali, i servizi tecnici disponibili e così via.

 La nostra non esaustiva elencazione di fasi attraverso le quali necessariamente passa uno studio di fattibilità potrebbe concludersi con l’analisi economico – finanziaria del progetto, che è core business dello studio di fattibilità.

 Non dimentichiamo che si sta parlando di una proposta di investimento: il progetto ne costituisce l’essenzialità e la prima cosa da porre sotto esame è, appunto, il costo vivo del progetto e tutti i costi ad esso ricollegabili. Quindi prevedere, ad esempio che potrebbero non essere disponibili, per intero, le risorse occorrenti e palesare la necessità di ricorrere a varie forme di finanziamento con le innegabili conseguenze.

 Fin qui i possibili rischi di un investimento, ma è chiaro che uno studio di fattibilità deve saper esporre anche i possibili futuri profitti che si potrebbero ricavare dal complesso dell’operazione di investimento; è chiaro che l’incertezza, se possibile, è ancora maggiore rispetto alla valutazione dei rischi, eppure chi deve decidere su una proposta di investimento deve poterne misurare la redditività, in definitiva per accettare o respingere il progetto in questione.

 Una metodica abbastanza seguita prende in considerazione l’ammontare dell’esborso iniziale, cercando di determinare il periodo di recupero del capitale investito,; vengono conteggiati, cioè, i redditi futuri. Vi sono altre metodiche che possono aiutare nella previsione di redditi futuri, qui basterà ricordare che, nella specifica tematica, qualunque metodo previsionale venga adottato, l’incertezza regna sovrana.

 Il risultato numerico finale del calcolo economico che il nostro imprenditore è portato a fare nella scelta fra le alternative di investimento, spesso ha un valore relativo e l’eventuale sostituzione di un progetto con un altro avviene in base a criteri riferibili alla qualificazione, alla localizzazione, alla dimensione di ciascun progetto, tutti comunque validi e confrontabili.

 Vorremmo, a questo punto, riprendere le fila del discorso: l’imprenditore che, di fronte ad una serie di alternative di investimento e, volendo avvalersi di uno studio di fattibilità, può essere ulteriormente aiutato, per il suo iter decisionale, da valutazioni attinenti alla responsabilità sociale dell’impresa? Diciamolo per altro verso: la responsabilità sociale dell’impresa deve diventare una “fase” di uno studio di fattibilità o se ne può fare a meno senza che l’economia generale dell’operazione ne venga a soffrire?

 Il concetto di responsabilità sociale d’impresa sta a significare, sostanzialmente, che è l’impresa stessa che, sua sponte, decide di contribuire a migliorare il contesto sociale nel quale opera: l’imprenditore lungimirante sa che, nel medio – lungo periodo la crescita economica andrà di pari passo con la coesione sociale e che la promozione del territorio è diventata uno degli assi portanti della politica aziendale.

 L’imprenditore che investe tenendo conto dei risvolti sociali della sua azione è imprenditore innovatore, l’imprenditore che mira allo stakeholder engagement cioè al coinvolgimento diretto degli stakeholder destinatari dei possibili benefici del suo investimento è imprenditore innovatore.

 Le decisioni di investimento che possono avere un impatto, più o meno marcato, sul territorio, necessitano di coinvolgimento: anche solo aver capito questo concetto, questa necessità, significa essere imprenditore socialmente responsabile e, ammesso che quest’ultimo voglia avvalersi dello strumento istruttorio “studio di fattibilità” per i suoi percorsi decisionali, in tale strumento si dovrà riconoscere anche una “fase “ dedicata alla responsabilità sociale d’impresa, dove vengano evidenziate possibilità di dialogo e grado di cooperazione con la comunità territoriale.

di Simona Petrozzi e Simone Piccirilli

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Sat, 1 Oct 2016 18:50:22 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/468/1/il-ruolo-della-responsabilita-sociale-dell-impresa-nelle-decisioni-di-investimento
Il nuovo regolamento privacy 19 luglio http://www.soluzioniesc.it/post/461/1/il-nuovo-regolamento-privacy-19-luglio http://www.soluzioniesc.it/post/461/1/il-nuovo-regolamento-privacy-19-luglio]]> Il nuovo Regolamento europeo sulla Privacy

Certificazione, codici di condotta e diritto all'oblio.
Le novita' per imprese e consumatori.

Welcome cofee di benvenuto

  • Introduzione alla tavola rotonda
    • Antonio Persici Presidente OIC
  • Il nuovo regolamento europeo privacy 2016/679
    • Avv. gianluca Di Ascenzo Presidente Codacons
  • La certificazione ai codici di condotta
    • Dr. Riccardo Giannetti -  Presidente Pharmasoft FeA srl
  • Il diritto all'oblio e la web reputation
    • Avv.C aterina Flick e Dott.ssa Simona Petrozzi
  • Nuovi strumenti finanziari per la crescita e lo sviluppo delle imprese
    • Dott.ssa Tiziana Tomei

19 luglio 2016 dalle 15 alle 17
OIC Via Francesco Gentile 135 Roma

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Tue, 19 Jul 2016 19:32:32 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/461/1/il-nuovo-regolamento-privacy-19-luglio
Terzo settore, approvata la legge. Ecco come cambierà il welfare italiano http://www.soluzioniesc.it/post/462/1/terzo-settore-approvata-la-legge-ecco-come-cambiera-il-welfare-italiano http://www.soluzioniesc.it/post/462/1/terzo-settore-approvata-la-legge-ecco-come-cambiera-il-welfare-italiano]]> di Eugenio Terrani

ROMA – Dal primo annuncio sono trascorsi poco più di 25 mesi. Era l’aprile 2014. Al Festival del volontariato di Lucca il premier Matteo Renzi fece la sua promessa. Trenta giorni dopo, in un tweet, comunicò ufficialmente l’avvio dell’iter. Seguiva un hashtag: #lavoltabuona.

Il testo di discussione sul  Come promesso a Lucca, un mese fa. Adesso un mese di discussione e poi parte iter 

Oggi la la riforma del terzo settore trova il suo compimento. Ha infatti ottenuto l’ok definitivo della Camera, che ha approvato il disegno di legge con 239 voti favorevoli e 78 contrari. Ottenuto il via libera dal Parlamento, il governo inizierà il percorso per l’emanazione dei decreti delegati. «Penso che in sei mesi ce la faremo, se siamo bravi» ha detto Giuliano Poletti. «Finora quelle sul terzo settore erano leggi di derivazione fiscale – ha aggiunto il ministro del lavoro – questa parla invece di trasparenza. Di fatto cambia l’impianto, che oltre a dare dignità a tutto il settore favorisce anche le governance». Soddisfatto anche il sottosegretario Luigi Bobba, che questa riforma l’ha seguita fin dai suoi primi passi. «Con l’approvazione di oggi conseguiamo tre obiettivi», dice. «Il primo e più importante è la “carta d’identità” per il terzo settore. Seguono il servizi civile universale, aperto anche agli stranieri, e la creazione di un ecosistema per le imprese a finalità sociale. Siamo riusciti a creare una buona sintesi che ci permettere di continuare a lavorare con gli interlocutori che ogni giorno operano sul campo, nella vita sociale e per il bene comune. Sono loro gli interpreti di questa bella operazione normativa». Per il presidente della commissione affari sociali, Mario Marazziti, siamo di fronte a un «grande cambiamento culturale» perché «si dà organizzazione e dignità al terzo settore. Come? Chiarendo la sua natura, lasciando spazio alla gratuità e al volontariato e non riducendolo alla sola impresa sociale. Insomma, il terzo settore raccoglie un pezzo di paese capace di mandare avanti l’Italia…». Ora inizia una nuova partita. Ovvero quella sui decreti delegati, senza i quali non sarà possibile sbloccare le risorse stanziate per l’anno in corso.

1) Il contesto – La nuova legge servirà a definire la nuova identità del terzo settore. Non solo specificando meglio i suoi confini, ma anche inquadrando il ruolo e la funzione dei cittadini che scelgono liberamente di contribuire al raggiungimento del bene comune. Stiamo parlando di un universo di oltre 300 mila organizzazioni non profit capaci di generare un valore annuo di entrate di circa 63 miliardi di euro. I volontari stimati? Sono 6,63 milioni. Di questi, 3 milioni sono impegnati in maniera non organizzata (dati Istat).

2) L’impianto – Nella sostanza la legge ha mantenuto la struttura del testo varato da Montecitorio un anno fa. Tra le principali novità ci sono l’istituzione del servizio civile universale, la possibilità di ripartire gli utili per le imprese sociali, il registro unico del terzo settore e la funzione di vigilanza affidata al ministero del lavoro. L’iter parlamentare ha inoltre definito i criteri di revisione dei centri di servizio per il volontariato (Csv). E’ infine prevista la nascita del Consiglio nazionale del terzo settore (organismo di consultazione degli enti del terzo settore a livello nazionale) e della Fondazione Italia Sociale.

3) Le risorse – Per l’applicazione della legge delega, con la legge di stabilità 2016 sono stati stanziati 140 milioni per il 2016 e 190 milioni annuali per il biennio 2017-2018. Sono stati inoltre istituiti un fondo per il finanziamento delle attività di interesse generale promosse dagli enti del terzo settore (17,3 milioni nel 2016, 20 milioni a partire dal 2017) e un fondo rotativo per sostenere impresa e investimenti in ricerca (200 milioni di euro destinati al finanziamento a tassi agevolati di piani d’investimento a favore di imprese sociali e cooperative sociali).

4) Cinque per mille – Se da una parte il governo ha reso “stabile” il 5 per mille, nell’ottica della trasparenza e per favorire l’autonomia delle associazioni, i controlli di cui il ministero si farà carico porteranno a una stretta di vite sulle realtà destinatarie di queste risorse. Il fondo a disposizione è di 500 milioni, mentre la soglia di detraibilità aumenta da 2.065 a 30 mila euro.

5) L’identità – Come il volontariato ha trovato la sua prima definizione giuridica nella legge 266 del 1991, così il terzo settore è introdotto per la prima volta nel testo fresco di approvazione. Norme, queste, che prevedono tra l’altro misure di semplificazione per il riconoscimento della personalità giuridica, la redazione di un codice del terzo settore (finalizzato al riordino della legislazione esistente) e l’istituzione di un registro unico del terzo settore. La legge prevede inoltre procedure di iscrizione «semplificate e trasparenti».

6) La disciplina – Armonizzare e coordinare. Sono queste le due parole chiave che hanno ispirato il riordino delle diverse discipline in materia di volontariato. Un percorso che si sviluppa su tre fronti: oltre alla promozione della cultura del volontariato tra i giovani, la legge prevede una revisione dei 76 Csv (alla loro costituzione concorrono enti di terzo settore e si provvede con decreto del ministro del lavoro «secondo criteri di efficienza ed economicità»)e l’istituzione del Consiglio nazionale del terzo settore (che di fatto sostituisce l’osservatorio nazionali per il volontariato).

7) L’impresa sociale – Per molti il vero cuore della riforma sta proprio qua, nei criteri di definizione dell’impresa sociale come «organizzazione privata» che svolge attività «per finalità di interesse generale e destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale». In concreto si individuano i settori di attività in cui può essere svolta attività d’impresa: rispetto a quanto previsto dal decreto legislativo 155 del 2006 si aggiungono anche i settori del commercio equo e solidale, dei servizi per il lavoro finalizzati all’inserimento dei lavorati svantaggiati, dell’alloggio sociale, del microcredito e dell’agricoltura sociale. Tra le altre novità previste: forme di remunerazione del capitale per le cooperative a mutualità prevalente, accesso a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali telematici e misure agevolative per favorire gli investimenti di capitale (questi ultimi due punti avvicinano l’impresa sociale al trattamento riservato alle start up innovative).

8) Il servizio civile – Particolare attenzione è riservata ai giovani. Il servizio civile diventa infatti “universale”. Cioè aperto a tutti, ovvero a «italiani, cittadini comunitari e stranieri regolarmente soggiornanti». La norma introduce un meccanismo di programmazione triennale e prevede un tempo variabile per lo svolgimento del servizio (da un minimo di otto mesi a un massimo di dodici). Le competenze acquisite saranno riconosciute e utilizzate nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo.

9) Le questioni fiscali – Il nuovo regime tributario terrà conto delle finalità solidaristiche e di utilità sociale dell’ente. La legge, oltre a completare la riforma del 5 per mille, prevede una razionalizzazione e una semplificazione del regime di deducibilità e detraibilità sulle donazioni a favore del non profit, una razionalizzazione dei regimi fiscali e contabili semplificati per il terzo settore e l’istituzione di un fondo da 20 milioni per finanziare iniziative e progetti promossi da organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale.

10) Fondazione Italia Sociale – La nuova Fondazione nasce con lo scopo di«sostenere la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi ad alto impatto sociale ed occupazionale» da parte di enti del terzo settore. L’obiettivo è quello di indirizzare le azioni soprattutto verso i territori e i soggetti più svantaggiati. Al governo è affidata la delega affinché venga messo a punto lo statuto.

Articolo originale sul Corriere.it

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Wed, 25 May 2016 20:07:36 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/462/1/terzo-settore-approvata-la-legge-ecco-come-cambiera-il-welfare-italiano
Crowdfunding a Lucca? Ebbene si! http://www.soluzioniesc.it/post/463/1/crowdfunding-a-lucca-ebbene-si http://www.soluzioniesc.it/post/463/1/crowdfunding-a-lucca-ebbene-si]]> L’accesso al credito è difficile? Non ci lamentiamo, troviamo nuove vie!

Un evento targato Gruppo Giovani Imprenditori di Lucca a tema crowdfunding è il progetto che mi vede coinvolto in qualità di consigliere del gruppo.

Martedì 17 Marzo alle ore 17 (come vedete non sono scaramantico!) presso Palazzo Sani, Via Fillungo 121 a Lucca sedeConfcommercio si terrà l’evento “Crowdfunding quando le idee incontrano i finanziatori“.

L’evento, che mi vedrà moderatore, tratterà il tema molto discusso del crowdfunding.

COSA È IL CROWDFUNDING?

Dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento o, tradotto in italiano, finanziamento collettivo, è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni.

È quindi una pratica di micro-finanziamento dal basso che sposta risorse economiche.
Il crowdfunding si può riferire a iniziative di qualsiasi genere, dall’aiuto in occasione di tragedie umanitarie al sostegno all’arte e ai beni culturali, al giornalismo partecipativo, fino all’imprenditoria innovativa e alla ricerca scientifica.

PERCHÈ UN EVENTO COSÌ A LUCCA?

L’obiettivo del Gruppo Giovani Imprenditori Confcommercio ritengo sia quello di promuovere le frontiere dell’innovazione e, in questo senso, il crowdfunding è una di esse. Personalmente mi affascina l’aspetto sociologico della questione,imprenditori disposti a condividere idee, decisi a scommetterci e persone che decidono di credere nei loro progetti ed aiutarli: eh si, l’unione fa la forza!

Io ed i miei colleghi del Gruppo Giovani Imprenditori Confcommercio vogliamo che l’evento del 17 marzo rappresenti un canale per veicolare tutte le informazioni necessarie su un fenomeno in costante ascesa e che possa essere il primo passo di una serie di eventi e workshop tematici.

evento crowdfunding luccaCHI I RELATORI?

Di grande rilievo i relatori che si alterneranno tra le mie “grinfie” di moderatore… (poveri!)

Dopo l’introduzione all’evento del mio presidente (del Gruppo Giovani Imprenditori Confcommercio Lucca), Samanta Gualtieri, avremo il piacere di ascoltare l’intervento delVicepresidente Nazionale Gruppo Giovani Imprenditori la dott.ssa Simona Petrozziche si è da subito dimostrata entusiasta del progetto e che ci ha sempre fornito il suo appoggio (e che ringrazio personalmente per le iniezioni di fiducia!).

Seguirà una video intervista che ho avuto l’onore di fare a Jason Best, co-fondatore and CEO del Crowdfund Capital Advisors (CCA), il coautore del regolamento che disciplina il crowdfund nel JOBS Act negli USA, firmato da Barack Obama.

Jason, uno dei principali esperti di crowdfunding al mondo ci illustrerà il fenomeno del crowdfunding facendo un parallelo tra gli Stati Uniti e l’Italia.

A seguire sarà relatrice per noi la dott.ssa Tiziana Tomei, Consulente aziendale e Revisore Legale dei conti e grande esperta di crowdfunding, nel suo intervento ci illustrerà le varie tipologie di crowdfunding e tratterà il tema delle normative che le regolamentano.

A Lucca abbiamo una grande fortuna, le mura? no. La piazza tonda? no. Abbiamo delle eccellenze! Ed una di queste èEPPELA, piattaforma di reward-based crowdfunding (volete sapere cosa significa? venite all’evento!), probabilmente la più importante in Italia. Sarà presente all’evento il project manager di Eppela dott. Fabio Simonelli.

Ma crowdfunding non è soltanto piattaforme e fondi, è prima di tutto crowd – persone. A trattare gli aspetti più sociali del fenomeno sarà il dott. Lorenzo Pellegrini, General Manager di App to You e docente IED che nel suo intervento spiegherà come presentare un progetto efficace e come i social network possono essere uno strumento importante per la buona riuscita del progetto stesso.

Eccellenze, Lucca…… Cartina.

Un’altra eccellenza della nostra città è sicuramente Cartina, la prima case history di equity crowdfunding (anche questa parola la imparerete se verrete all’evento) nel fashion business. Una prima mondiale made in Italy (di preciso in Tuscany!).

Sarà relatore il CEO di Cartina il dott. Mirko Paladini che ci racconterà la sua interessantissima storia.

Ma crowdfunding non è solo imprenditoria, è anche civic, è infatti possibile per i cittadini essere coinvolgi da progetti che vedono come ideatori le Pubbliche Amministrazioni, un esempio: in Italia, la campagna di crowdfunding che ha raccolto più adesioni è stata quella per la ricostruzione della Città della Scienza, il polo scientifico di Napoli distrutto da un incendio doloso a marzo 2013, che ha raccolto oltre un milione di euro.

Ad illustrarci questo interessante aspetto sarà il dott. Alessio Barollo, Architetto e esperto di Civic Crowdfunding.

Un evento da non perdere se hai un’idea e vorresti vederla realizzata e sei in cerca di fondi.

L’evento è aperto a tutti ed è possibile seguirlo anche in streaming sul sito http://confcommercio.lu.it/streaming e sarà possibile rivolgere domande ai relatori anche tramite twitter scrivendo un tweet contenente l’hashtag #crowdfundinglucca .

Socialmente Vostro

Marco 

Articolo originale su on-web.net

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Sun, 13 Mar 2016 20:10:28 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/463/1/crowdfunding-a-lucca-ebbene-si
Il crowdfunding: una soluzione di finanziamento alternativa http://www.soluzioniesc.it/post/466/1/il-crowdfunding-una-soluzione-di-finanziamento-alternativa- http://www.soluzioniesc.it/post/466/1/il-crowdfunding-una-soluzione-di-finanziamento-alternativa-]]> Apco – Delegazione Lazio
In Roma, Via Gallonio n.18 (vicino stazione metro “Bologna” - linea B)
c/o la sede del
CoLAP – Coordinamento Libere Associazioni Professionali

Il crowdfunding:  una soluzione di finanziamento alternativa 

Presiede: Maurizio Santarelli, coordinatore delegazione Lazio

Quando si parla di crowdfunding si associa spesso questo argomento a quello delle start-up, per le quali può rappresentare una efficiente soluzione alternativa di finanziamento. I progetti imprenditoriali finanziabili non sono però solo questi, perché il crowdfunding finanzia anche investimenti proposti da società già presenti da tempo sul mercato. Tra le varie forme di crowdfunding c’è poi anche l’equity-based crowdfunding, che permette di acquisire una parte delle quote o delle azioni della società proponente. Le forme di crowdfunding sono diverse, con diverse forme di beneficio per chi desidera parteciparvi. 
Durante questo incontro vedremo brevemente come funziona questo strumento e come impostare una campagna di crowdfunding, per valutare insieme l’organizzazione di un successivo evento al quale far partecipare aziende potenzialmente interessate.

- breve introduzione su cosa è il crowdfunding con evidenza delle sue diverse forme; panoramica sul d.l. 179/2012 con illustrazione degli articoli che hanno introdotto l'equity crowdfunding e le start-up innovative; le opportunità  per le PMI.
relatore: Tiziana Tomei

articolo originale apcoitalia.it

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Fri, 12 Feb 2016 20:27:11 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/466/1/il-crowdfunding-una-soluzione-di-finanziamento-alternativa-
Fund raising e Crowdfunding: il corso di Confcommercio http://www.soluzioniesc.it/post/465/1/fund-raising-e-crowdfunding-il-corso-di-confcommercio http://www.soluzioniesc.it/post/465/1/fund-raising-e-crowdfunding-il-corso-di-confcommercio]]> SCRITTO DA DAVID DI CASTRO

Fund raising e Crowdfunding: due parole che nell’epoca del digitale sono ormai diventato di uso comune. Sono molte le start up che hanno puntato su questo tipo di iniziative per finanziarsi e “diventare grandi”. Ma quale è il metodo migliore per iniziare campagne di Fund raising e Crowdfunding?

 

Non ci si improvvisa su niente oggi, nemmeno su questo. Proprio per questo Confcommercio lancia ad Arezzo il corso “Dal Fund Raising al Crowfunding”: un percorso formativo totalmente gratuito che si rivolge a tutti coloro – più o meno giovani – che hanno intenzione di realizzare un’idea d’impresa o un particolare progetto lavorativo, ma anche a tutti quegli imprenditori che vogliono in qualche modo migliorare la propria attività, per esempio aprendosi al digitale o ampliandi il proprio mercato di vendita.

Tra i docenti del corso ci sarà anche Lorenzo Pellegrini, ingegnere informatico e General Manager di App to you, affermata azienda attiva nell’ambito del marketing e della comunicazione digitale. Ad affiancarlo vi sarà Tiziana Tomei, consulente aziendale di start up ed organizzazioni del Terzo Settore, che vanta alle spalle una formazione di ampiezza internazionale.

Tra gli argomenti che verranno trattati durante il corso ci saranno, anzitutto, lo studio e l’analisi delle tecniche di fund raising, così come della presentazione e comunicazione del progetto d’impresa che si vuole finanziare. Particolare attenzione sarà rivolta alla cura e promozione del brand aziendale tramite gli strumenti attuali del marketing e della comunicazione 2.0: immancabile la conoscenza delle attività di SEO (Search Engine Optimization), finalizzate ad incrementare e migliore la presenza di un’azienda sul web. Chiudono il quadro lo studio delle norme fiscali, assolutamente fondamentali nella gestione di una campagna di finanziamento online e offline. In aula saranno proposti anche casi di aziende e imprenditori che sono riusciti a finanziare importanti progetti tramite il fund raising, così da mostrare agli studenti esempi reali di come si possano effettivamente trasformare i sogni in realtà.

Articolo originale su uomoemanager.it

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Thu, 19 Nov 2015 00:00:00 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/465/1/fund-raising-e-crowdfunding-il-corso-di-confcommercio
Confcommercio Arezzo lancia il corso per cercare fondi in Rete http://www.soluzioniesc.it/post/464/1/confcommercio-arezzo-lancia-il-corso-per-cercare-fondi-in-rete http://www.soluzioniesc.it/post/464/1/confcommercio-arezzo-lancia-il-corso-per-cercare-fondi-in-rete]]> Dal fundraising al crowdfunding” è il titolo del progetto formativo gratuito ideato dai Giovani Imprenditori della Confcommercio diArezzo per sostenere la crescita professionale di chi ha tante idee ma pochi soldi per realizzarle, al fine di trovare un modo per finanziare le proprie idee e avere la possibilità di lanciare nuove idee vincenti sul mercato.

Le lezioni si terranno in quattro giornate, 9, 16, 23 e 30 novembre, presso la sede di Concommercio in via XXV Aprile 12 ad Arezzo. Di grande esperienza e competenza i docenti: la consulente aziendale Tiziana Tomei e l’ingegnere informatico Lorenzo Pellegrini, che abbinano la conoscenza delle tecniche di fundraising a quelle di economia, marketing e web.

Per informazioni e iscrizioni, è possibile contattare direttamente Confcommercio Arezzo, allo 0575 350755.

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Fri, 6 Nov 2015 20:19:36 +0000 http://www.soluzioniesc.it/post/464/1/confcommercio-arezzo-lancia-il-corso-per-cercare-fondi-in-rete